21.02.2012 - Energia. Leggerezza. Spontaneità.
Energia. Leggerezza. Spontaneità.
Come le parole di Carlo Fruttero a cui il concerto di Jovanotti di martedì 14 febbraio è stato dedicato.
Lorenzo è anche questo. Lorenzo è anche molto di più.
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Energia. Leggerezza. Spontaneità.
Come le parole di Carlo Fruttero a cui il concerto di Jovanotti di martedì 14 febbraio è stato dedicato.
Lorenzo è anche questo. Lorenzo è anche molto di più.
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Video bellissimo su come si può disegnare anche con un pallone da basket
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Non serve un articolo su Wired.it per scoprire qual è stato l’hashtag più usato in Italia questa settimana. #sanremo, con il suo consueto traino di liveblogging, polemiche e veline, ha cannibalizzato le discussioni su Twitter ( qui l’articolo sull’esplosione del festival sui social), come già successe lo scorso anno.
Ma negli ultimi sette giorni sono successe molte altre cose, tra cui san Valentino (hashatag #sanvalentino, non alleghiamo screenshot per evitare aumento del diabete fra i lettori). Vediamo quali sono stati gli altri Twitter trend rilevanti.
Musica maestro – Prima che il festivalone nostrano accentrasse tutto l’interesse, gli appassionati di musica si buttano sui #Grammys: chi non ha twittato almeno un giudizio su Adele, sui vari tributi a Whitney Houston, o su qualche altro premio dato a Los Angeles?
A volte si perde – Sul fronte politica, in settimana si è assistito a un interessante caso di crisi in diretta sull’account di Marta Vincenzi ( @Marta_Vincenzi), il sindaco di Genova che, seppur non troppo padrona del mezzo, da tempo cinguetta in prima persona e con l’aiuto del suo staff. Dopo le primarie di domenica scorsa, vinte dall’outsider Marco Doria, il sindaco del Pd ha un vero e proprio scatto d’ira e inizia a scaricare la tensione via Twitter. Il suo nome e #ipazia diventano Tt. A parte l’ironia e gli insulti, si discute anche sull’uso di Twitter.
L’altro hashtag super twittato è #roma2020. Motivo: il premier Monti ha detto no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi.…

Venti minuti di automobile dal centro di Helsinki, attraverso un paesaggio coperto da metri di neve. Si arriva in un’anonima zona di uffici di quelle che ospitano nei palazzoni tante differenti società. Tra i nomi un po’ anglosassoni e un po’ finlandesi sulle etichette, eccola lì: Rovio. All’apertura delle porte dell’ascensore si entra nel mondo degli Angry Birds.
Un ufficio che sembra un parco giochi a tema, pareti disegnate con i personaggi che hanno fatto la fortuna di una società cresciuta in un anno da 20 a 250 dipendenti, grazie all’invenzione del mobile game più scaricato al mondo: 700 milioni di download registrati a fine 2011 e l’obiettivo di arrivare al miliardo entro dicembre 2012. Una tazza di caffè nella cucina al centro dell’ufficio, in uno stile così informale e casual che sembra di stare al caldo della Silicon Valley più che in una vallata congelata a due passi dalla Lapponia. Età media dei dipendenti 30-35 anni, passano nei corridoi ragazze che trasportano travestimenti da uccellino, peluche ovunque. Ville Heijari, simpatico trentenne dal look hipster, è il vicepresidente del settore Media Franchise, che, tradotto, significa tutto ciò che ha che fare con lo sviluppo di un marchio nell’industria culturale: “Vogliamo diventare un’azienda globale dell’intrattenimento, abbiamo un prodotto forte che è Angry Birds, un po’ quello che è stato Super Mario per Nintendo, e lavoriamo per diventare una grande factory creativa”.
Come è cominciato tutto?
Con tre studenti che dieci anni fa hanno partecipato a una gara per sviluppatori di giochi per smartphone sponsorizzata da Nokia, HP e altri grandi aziende. Tra loro c’era anche Niklas Hed, l’unico dei tre attualmente ancora ai vertici dell’azienda. In quell’occasione proposero quello che fu probabilmente il primo gioco multiplayer per mobile e furono notati. Nel 2003 fondarono così Rovio. All’epoca il settore era frammentato …
